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“Ti vorrei regalare il Paradiso” di Rita Bertrecchi

Recensione dell'Opera


Suggestivamente evocativa, l’arte di Rita Bertrecchi è un viaggio originale e affascinante nei ricordi, nella storia, nel passato comunitario o individuale che s’imbriglia nella materia, mezzo dialogico sperimentato nelle sue diverse potenzialità e messo di volta in volta a confronto col supporto che deve riceverlo.

Spesso nelle opere dell’artista, materiche e informali, si rintracciano collage di foto antiche, miniature, parole di valore simbolico impastate nella materia ed emergenti come retaggi culturali lontani, forse rarefatti come se stessero scomparendo dalle volontà di un’umanità contemporanea spesso piegata all’inconsistenza dell’effimero.

Pochi segni grafici, quasi assenza di colore se non per velate sfumature che invadono i fondi tendenzialmente grigi, frammenti di vita attaccati sulla tela che creano atmosfere sognanti quasi gotiche. E anche lì dove –  come in “Ti vorrei regalare il Paradiso –  scompare il riferimento antropologico-culturale, il messaggio al mondo di una necessità di tornare ai valori sopiti resta prerogativa da narrare.

Infatti in una iconica immagine in cui la tela è coperta, graffiata e sporcata da uno strato di materia quasi granulosa, macchiata nei toni del grigio e marcata dall’incrocio di due barre nere, un lembo si stacca dal supporto per far emergere un angolo bianco e luminoso. È la metafora del ritorno a rivedere la luce, a ricongiungersi con la parte più spirituale dell’uomo, a riconsiderare valori che appartengono ad una perduta interiorità che apparenta l’umanità intera. La tela è così il regalo dell’artista al mondo della speranza a ritrovare il proprio Paradiso.

IFF