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“Urla contro il cielo” di Francesco Castiglione

Recensione dell'Opera


È un iperrealismo dalle istanze concettuali, quello che domina le opere dell’artista campano Francesco Castiglione.

In un’iterazione quasi schematica della struttura compositiva, l’artista definisce la precisione del tratto e il realismo della forma come espedienti di un messaggio universale che sottende l’impianto iconografico.

Infatti, oltre una ricerca della profondità emotiva riscontrabile nei ritratti spesso descritti in un’alternanza di grigi tra luci e ombre, le sue opere sono tendenzialmente costruite secondo un’impostazione – potremmo dire – convenzionale, che s’impone allo sguardo dello spettatore come immagine vera, lirica e metaforica.

La stessa opera “Urla contro il cielo” riprende infatti il medesimo schema già collaudato di altre composizione in cui su un fondo che vive dei contrasti netti del bianco e nero e delle linee di demarcazione degli spazi, si staglia un contenitore pieno, caratterizzato dalle trasparenze e fragilità del vetro. Stavolta a fare da contenuto sono dei fiori di zucca, la cui disposizione completa l’impianto concettuale che l’opera suggerisce, vedendo nei contrasti e nelle fragilità, la caducità dell’esistenza umana. Nella sua cristiana simbologia della resurrezione, il fiore di zucca rivolto verso l’alto diventa così l’urlo dell’uomo che rivolge la sua disperazione verso il cielo alla volta di un conforto spirituale alle pene terrene, mentre d’altro canto il fiore di zucca disteso e spezzato sulla tavola è quasi allegorica immagine di chi si è arreso alla vita.

IFF