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“Voluttà” di Nada Graffigna

Recensione dell'Opera


È la libertà del gesto e la forza espressiva del colore a dominare l’arte di Nada Graffigna. Un colore che si fa linguaggio nell’esplorazione di tecniche e materiali differenti, che indaga generi e si addentra nella materia, che modula e costruisce. Macchie, linee, grumi di colore, impastati a partecipare alla definizione dei volumi riempiono gli spazi pittorici, dilatandoli, spingendosi fin dentro le profondità o emergendo fin oltre i confini col reale.

Così anche l’opera “Voluttà” si genera dalla casualità del gesto che dirige le macchie di colore, confuse come dentro un vortice, che quasi pare comporsi nella sagoma abbozzata di una donna e poi disfarsi in essa come immagine evanescente e inafferrabile. Le pennellate di colore sembrano veloci  e fugaci, i colori forti e contrastanti, il disegno vivo quasi carnale, perso in quel sentimento di piacere a cui si abbandonano i sensi, travolti da impulsi istintuali.

Nella composizione, l’artista sembra fondere due mondi, due dimensioni, materiale e spirituale, in un unico flusso vitale facendosi interprete delle condizioni ed emozioni umane. È come se scandagliasse il reale partendo da un dettaglio intimamente esperito che ne conserva in sé l’esperienza sensoriale ma che permette allo spettatore di parteciparla e fruirla secondo il proprio intimo sentire. È un dialogo tra emozioni, fatto di azione e reazione, attorno ad un soggetto/oggetto, ad un’immagine del reale rievocata nella memoria e poi rielaborata secondo i moti dettati dalle personali sensazioni .

IFF