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“Vortex” di Angelo Bonarelli

Recensione dell'Opera


Particolari urbani ripetuti in geometrie modulari, sfumature poetiche di luoghi esotici e lontani, giochi di ombre come da negative in bianco e nero, ritratti dal mondo ed architetture scomposte e surreali… Attraverso la fotografia, Angelo Bonarelli posa il suo occhio di osservatore attento e curioso sul mondo, fermando, in istantanee, momenti che diventano unici ed inconfondibili nel loro essere. Questi entrano nell’obiettivo dell’artista filtrati da un’intuizione estetica che spinge verso atmosfere quasi metafisiche e surrealiste, realtà visionarie raggiunte attraverso un percorso fatto di esperienze vissute, sperimentazioni ricercate ed ibridazioni di generi.

Suggestiva in questo senso è la stessa opera “Vortex”. Fa parte di quella che l’artista chiama “Architetture reinventate”, una serie che partendo dal particolare di un elemento architettonico genera strutture dagli impianti irreali, chimerici e fantasiosi. In “Vortex”, per esempio, un elemento di un edificio, di una costruzione o geometria che fosse, strappato alla contestualità della realtà contingente, sembra quasi come se venisse scomposto e variamente ripetuto per poi ricomporsi  in nuova immagine, totalmente lontana dall’originale che l’ha generata.

Piani modulari, uscenti da un unico punto, sono attraversati da linee curve spezzate, più grandi man mano che si allontanano dal centro, che sembrano dare movimento alla composizione insieme alla luce che scivola sulle pareti con riflessi mobili e cangianti. Ed improvvisamente l’immagine sembra risucchiare l’osservatore nel suo vortice di luci quasi specchiate, colori iridescenti e geometrie ripetute, rimanendo così quasi travolti da  forme e dimensioni di quell’immaginario onirico in cui mente e spirito vengono proiettati.

IFF